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Ti verrò incontro
Cap. 16
La mattina dopo le due cugine avevano addosso un’energia incredibile, avrebbero scalato la montagna più alta con tutta l’adrenalina che sentivano dentro.
Nonostante fuori il tempo fosse grigio e piovoso loro due erano sorridenti e allegre come se ci fosse una splendida giornata di sole.
: “ Giulia che dici, come mi vesto oggi per il pranzo con Massimo?”.
: “ Non so tesoro, metti qualcosa di carino ma non troppo appariscente magari”.
Lucy optò per dei pantaloni neri a vita bassa e una magliettina di lana leggera leggermente scollata. Sui pantaloni infilò degli stivali di pelle col tacco a spillo che rivelavano la sensualità delle sue gambe.
Si osservò nello specchio e si vide più bella che mai.
Anche Massimo si stava preparando fischiettando una canzoncina. Era tornato ragazzino, il suo cuore batteva forte come quello di un adolescente alla prima cotta.
Merito di quella ragazza straordinaria, pensò. Che fortuna averla incontrata per caso.
Ma prima doveva risolvere il suo ultimo caso. Doveva parlare con il marito di quella donna. E poi avrebbe chiuso con quella vita, per sempre.
Si sarebbe incontrato con Giorgio in mattinata, prima dell’appuntamento.
La busta con le fotografie clandestine era lì di fronte a lui. Sarebbe stata la sua ultima volta. L’ultima volta che avrebbe provocato dolore.
Si sentiva leggero come una farfalla. Sorrise anche se sapeva che quelle foto avrebbero distrutto delle vite ancora una volta.
Giorgio arrivò puntualissimo all’appuntamento.
Quando Massimo se lo ritrovò di fronte, ebbe l’impressione di non aver calcolato bene i rischi di quella rivelazione.
Quell’uomo gli sembrava un pazzo, pronto a esplodere da un momento all’altro.
: “ Allora, cos’ha scoperto?”.
: “Le foto sono lì, guardi lei stesso”.
Giorgio osservò una per una quelle foto. Il suo sguardo divenne rabbioso, digrignò quasi i denti e sottovoce sussurrò : “Te la farò pagare, mogliettina cara”.
Massimo era allarmato. Non doveva dargli quelle foto, accidenti. Chissà cosa avrebbe fatto adesso quell’uomo così sconvolto.
: “La ringrazio per l’ottimo lavoro svolto. Questa è la sua ricompensa”.
Massimo abbassò gli occhi, non avrebbe dovuto accettarli quei soldi ma ne aveva bisogno. Se voleva cambiare la sua vita aveva necessità di mettere un gruzzolo da parte.
Giorgio andò via. Nel cuore di Massimo si alternavano diverse emozioni, paura, sollievo, angoscia per la sorte di quella donna. Ma come avrebbe potuto aiutarla? Voleva riparare ai suoi errori ma non sapeva come fare. Ne avrebbe parlato con Lucy, magari lei gli avrebbe dato il consiglio giusto.
Uscì di casa con una nuova speranza nel cuore per la sua vita e il suo futuro.
Ti verrò incontro
Cap. 15
Il lavoro di Massimo poteva dirsi concluso anche per quella sera. Si allontanò dal luogo dell'ennesimo tradimento sconsolato. La macchina fotografica in spalla si sentiva colpevole come non mai. Il suo lavoro era davvero deprimente. Non poteva continuare a campare sull’infelicità altrui.
Mentre era assorto nei suoi pensieri si accorse che, proprio di fronte a lui, si stava avvicinando una ragazza molto particolare. Sembrava quasi straniera. I capelli rossi e le lentiggini spiccavano sul suo abbigliamento semplice.
Lucy era uscita dall’albergo; non ce la faceva più ad aspettare sua cugina e aveva deciso di uscire a fare un giro.
Si accorse dello sguardo di Massimo e nello stesso istante anche lei alzò gli occhi.
: “ Però, carino questo ragazzo”, si disse sorridendo.
Poco dopo si ritrovarono nello stesso locale.
Si sorpresero a vicenda guardandosi. Ma entrambi rimasero seduti ai loro posti per imbarazzo.
Fu Massimo che, dopo un tempo che a entrambi sembrò lunghissimo, prese l’iniziativa.
Si diresse verso Lucy con fare quasi distaccato. Non voleva che vedesse quanto stava tremando dentro.
: “ Salve. Ma non ci siamo già visti da qualche parte?”.
: “ Dice? Sa che non ricordo proprio?”, rispose divertita.
: “ Mi presento. Sono Massimo Arletti, Piacere di conoscerla”.
E allungò la mano per stringergliela.
: “ Il piacere è mio. E’ la prima persona che conosco da quando sono arrivata a Grottaglie”.
Lucy gli parlò di lei e della cugina. Gli raccontò del loro viaggio rocambolesco. Di come avevano deciso di andar via da un giorno all’altro senza pensare alle conseguenze di quel gesto.
Si sentivano un po’ come due matte.
: “ E invece trovo sia bellissimo e coraggioso quello che avete fatto. Mollare tutto per cercare la verità non è da tutti”.
: “E’ vero, in effetti ci siamo sentite quasi come due ragazzine, ringiovanite di colpo, anche se siamo piene di pensieri”.
: “ Lo immagino, non deve essere facile la situazione per sua cugina. Ma ha lei accanto e sono sicuro che il suo aiuto per lei è fondamentale”.
Lucy lo guardò con dolcezza. Si sentiva a suo agio con quell’uomo. Continuarono a parlare e a raccontarsi.
Massimo le parlò della fatica del suo lavoro, di quanto non sopportasse più di essere la causa di disastri familiari e vite rovinate.
: “ Proprio stasera, per esempio, -e so che non dovrei parlarne perché c’è il segreto professionale ma lo faccio proprio perché non ne posso più- dicevo, proprio stasera mi è capitato di pedinare una donna bellissima in compagnia di un uomo che probabilmente è il suo amante. Continuavo a cliccare ma le immagini che avevo di fronte erano solo quelle di due persone felici di essere lì insieme”.
Lucy non poteva certo immaginare che si trattava di sua cugina e del commissario.
E continuò a parlare. : “ Immagino non sia semplice eh? Ma puoi sempre cambiarla la tua vita. Riguardo a quello che mi hai detto sul tuo sogno di lavorare per la polizia sai che mia cugina ha conosciuto il commissario di Grottaglie? Magari potresti rivolgerti a lui per vedere se ha bisogno di un collaboratore”.
: “Certo potrebbe essere un’idea. Ti ringrazio. Sei davvero gentilissima”.
Terminarono il bicchiere di vino e si diedero appuntamento per il giorno dopo.
Lucy si diresse verso l’albergo felice per quella serata inaspettata. Tornando trovò sua cugina assorta con un sorriso simile al suo.
: “ Credo proprio che avremo molte cose da dirci eh Giulia?”.
Sedute entrambe sul letto parlarono tutta la notte come quando erano bambine.

Ti verrò incontro
Cap. 14
Un click. Poi un altro. L’obbiettivo inquadrava i due continuamente. Ogni dettaglio di quella cena doveva essere visibile nelle fotografie. Il lavoro, come sempre, sarebbe stato svolto alla perfezione. Il solito tradimento, pensò l’investigatore Massimo Arletti. Eppure stavolta si era aspettato qualcosa di diverso. Una donna che scappa di casa con la cugina non gli era ancora mai capitata nei suoi inseguimenti.
E invece eccola lì, pappa e ciccia col suo amante.
Si era stufato di tutte quelle corna. Gli sembrava che lui servisse solo a sfasciare matrimoni.
L’ uomo che si era presentato da lui due giorni prima gli sembrava sinceramente innamorato della moglie.
Non poteva essere così finto mentre gli spiegava quale tristezza aveva provato non trovandola più a casa al suo rientro.
Ma lui era un investigatore. Non doveva chiedersi nulla. Né fare supposizioni.
Doveva scattare foto e basta.
Più scattava, però, e più si trovava a osservare quella donna.
Non capiva proprio cosa lo attirasse di lei.
Forse quei suoi occhi così grandi e sorridenti. Forse il fatto che gli sembrava, comunque, se pur in quella situazione, una donna disperata e in fuga dal marito; in cerca di protezione, insomma.
E magari da quell’uomo cercava solo protezione e nient’altro.
Avrebbe dovuto smetterla con quel lavoro prima o poi, si disse.
Non faceva altro che rendere le persone infelici e lui non ne aveva mai l’intenzione.
Fin da piccolo Massimo voleva diventare investigatore. Ma non immaginava che avrebbe dovuto occuparsi solo di tradimenti.
Lui pensava piuttosto che avrebbe affiancato polizia o carabinieri per aiutarli a catturare criminali pericolosi.
Si era ritrovato, invece, in una squallida agenzia di quartiere, costretto a far soldi scattando fotografie sconce.
Magari questa volta avrebbe potuto tirarsi indietro. Doveva decidere bene cosa fare.
Ma, intanto,continuava a scattare.
La serata trascorse in allegria per Paolo e Giulia.
Avevano scoperto di avere tante cose in comune, l’amore per il mare, per i libri e la buona tavola.
Giulia si era lasciata andare come non le capitava da tantissimo tempo.
Ignari di quello che stava capitando a pochi metri da loro, uscirono dal ristorante mano nella mano diretti verso l’albergo di Giulia.
: “ Sono stata benissimo stasera. Grazie Paolo”.
: “ Grazie a te. E’ stata una bellissima serata. Da ripetere sicuramente”.
Come vorrei essere libera, pensò Giulia. E Paolo capì dallo sguardo i suoi desideri.
: “ So che hai ancora tante cose da risolvere Giulia. Ma io sono qui. Ti aspetterò”.
E tenendole le mani, si avvicinò. Le loro bocche si sfiorarono. Giulia inizialmente si ritrasse. Ma poi mise le braccia intorno al collo di Paolo e lo baciò con passione e tenerezza.
Rimasero così, abbracciati, per un tempo lunghissimo, senza parlare. Bastavano i battiti dei loro cuori, così forti, così all’unisono, a far loro capire cosa stavano entrambi provando.
Si salutarono. Ma si sarebbero rivisti. Ne erano sicuri. Quello era solo l’inizio di qualcosa di molto speciale.
PS: vi lascio col nuovo capitolo del racconto. Domani parto e vado dal mio amore per tre giorni fino a domenica...che bello....spero vi piaccia il risvolto che sta prendendo la mia storia:-)
Ti verrò incontro
Cap. 13
In albergo Giulia trovò Lucy assorta a leggere un libro. Le raccontò dell’incontro con Paolo, di ciò che aveva scoperto su suo padre e dell’invito a cena che aveva ricevuto per la sera stessa.
Lucy la ascoltò turbata. Certo non riusciva proprio a immaginare lo zio coinvolto in una storia tanto assurda. E capiva la voglia della cugina di uscire con quell’uomo che le aveva mostrato tanta gentilezza e disponibilità.
: “ Tesoro fai benissimo a distrarti un po’. Hai il viso stanco e tirato, hai bisogno di rilassarti e di non pensare a nulla per una sera”.
: “ Grazie Lucy. Mi spiace solo di lasciarti sola”.
: “ Vai e divertiti. Non pensare a me. Però magari puoi chiedere a Paolo se ha un amico single. Non posso rimanere zitella a vita”.
Giulia rise di gusto. Come non le capitava da tempo.
: “ Oh Lucy, ma quale zitella” , le rispose allegra, “sei giovane e hai ancora tanta strada da fare e persone nuove da conoscere. Comunque ti farò questo favore. Non si sa mai che l’uomo dei tuoi sogni sia qui in zona”.
Giulia uscì ancora col sorriso ripensando a quella conversazione con Lucy.
Era piacevole camminare nel centro di Grottaglie. La serata era ancora calda, benché fosse ormai Ottobre.
Giulia si era preparata con cura per quella serata che considerava speciale.
Era andata anche dal parrucchiere. I suoi capelli ora erano colorati con riflessi ramati e le scendevano sulle spalle. Il taglio scalato metteva in risalto il suo viso allungato. Aveva indossato un tajer semplice. Giacca grigio scuro con una gonna che le arrivava al ginocchio. I tacchi poi la sollevavano di qualche centimetro.
Si era vista allo specchio e si era proprio piaciuta.
Con Paolo avevano appuntamento alle otto al bar del loro primo incontro.
Lo vide da lontano e lo salutò alzando la mano.
Quando furono vicini Paolo le disse subito che era splendida.
: “ Grazie”, rispose Giulia con le guance in fiamme. Non era abituata a ricevere complimenti.
Si avviarono lungo la strada ancora vicini e un po’ imbarazzati.
Paolo aveva scelto per la loro cena un ristorante situato nel quartiere delle ceramiche.
Era un posto davvero bellissimo.
Ogni stanza aveva un nome diverso con pavimenti in ceramica e statue che ne richiamavano il nome.
Loro scelsero di prendere un tavolo nella stanza Venere.
Si guardò intorno Giulia quasi incantata.
Era davvero un sogno quel ristorante, pieno di colore ma raffinato nello stesso tempo. Sperava che anche il cibo fosse buono.
Offrirono a entrambi un prosecco. Le bollicine facevano sempre sorridere Giulia. Le davano l’idea della festa.
: “ Grazie per avermi portato qui Paolo. Avevo proprio bisogno di una serata tutta per me”.
: “ Sono felice che tu abbia accettato il mio invito. Non ci speravo proprio. Volevo tirarti un po’ fuori dal pantano di brutte notizie che hai ricevuto in questi giorni. Mi sono sentito anche responsabile visto che la peggiore te l’ho data io”.
: “ Ma tu cosa c’entri? Anzi, mi hai aiutato tantissimo in questi giorni. Sai, sono qui da così poco tempo ma mi sembra passata già un’eternità. E’ come se avessi dato un calcio al mio passato, alla mia vecchia vita”.
: “ E come ti senti adesso? Sollevata?”.
: “ Non direi proprio Paolo. Ci sono ancora troppe questioni in sospeso. I miei genitori da affrontare, il matrimonio. Mio marito sarà impazzito non trovandomi a casa, ho paura che non mi lascerà andare via tanto facilmente”.
: “Non preoccuparti. Ora ci sono io vicino a te. Ti aiuterò”.
Paolo strinse la mano di Giulia e lei si sentì finalmente sicura, protetta.
Ma, fuori, qualcuno li stava spiando.
Ti verrò incontro
Cap. 12
Paolo ascoltò con attenzione il racconto di Giulia. Ora capiva tante cose. Lo sguardo malinconico della donna che lo aveva così tanto colpito, sembrava essere rivolto sempre altrove, in un mondo ormai lontano e ora, dopo aver sentito la sua storia, sapeva anche il perché quegli occhi fossero così persi nel vuoto.
: “ Dovrebbe darmi delle notizie precise su suo padre, il nome e una fotografia”.
: “ Si chiama Roberto Negro”.
Paolo ebbe uno scossone. No, non poteva essere lui.
Giulia si rese conto della sorpresa apparsa sul volto di Paolo. Gli diede la foto. E lui non ebbe più dubbi. Era proprio l’uomo coinvolto nell’indagine degli embrioni in affitto. Non sapeva come dirlo a Giulia.
: “ Io conosco suo padre. E’ venuto da me qualche giorno fa”.
: “ Davvero? In commissariato?”.
: “ Si e purtroppo devo dirle qualcosa che non le farà piacere. Suo padre è in carcere, in stato di fermo, per una brutta storia”.
Giulia sentì il suo cuore battere come se dentro ci fosse una bomba ad orologeria. No, non poteva essere vero.
: “ Mi dica tutto, devo sapere la verità”.
Paolo le raccontò del motivo che aveva spinto suo padre a entrare in quell’organizzazione. Aveva scoperto che la donna con cui era stato insieme aspettava un figlio da lui, non voleva responsabilità, né scandali e aveva pensato di uscirne fuori in questo modo.
Giulia si sentiva ferita. Le era arrivata addosso una verità troppo dura da accettare.
Suo padre, l’uomo che lei aveva amato più di ogni altro essere umano al mondo, era un vigliacco e un farabutto. Non riusciva a capacitarsene. Lei aveva sempre criticato la madre per la decisione di averlo cacciato di casa, ma ora si sentiva in colpa. Terribilmente in colpa. Quanti anni sprecati a darle tutte le responsabilità.
: “Mi dispiace di averle dato questo dispiacere”.
: “ Non si preoccupi. Volevo sapere. E ora non so cosa fare. Una parte di me vorrebbe andare da mio padre e urlargli tutta la mia rabbia. L’altra invece vorrebbe non avere più nulla a che fare con lui. Cancellarlo dalla mia vita”.
: “Si dia tempo. Ci rifletta. E poi prenda la decisione più giusta per lei”.
: “ La ringrazio di cuore. Lei è stato davvero gentile.”
Paolo le strinse forte la mano sorridendole.
Stava per andare via quando si sentì chiamare.
: “ Senta, forse le sembrerò invadente ma credo abbia bisogno di distrarsi un po’. Vuole venire a cena insieme a me stasera? La porterò in un posto davvero carinissimo e tranquillo”.
Giulia ci pensò su un attimo. In fondo non era una cattiva idea. Aveva bisogno di non pensare a tutto quello che era successo in quegli ultimi giorni e Paolo era stato così buono con lei; decise che si, ci sarebbe andata. E al diavolo tutto il resto. Poteva concedersi il lusso di una serata diversa.
: “ Grazie, accetto molto volentieri l’invito”.
Il sorriso di Paolo si fece ancora più largo e solare. Non ci sperava proprio ch arrivasse un si come risposta al suo invito.
: “ Allora ci vediamo stasera. Verrò a prenderla alle otto in albergo ok?”.
: “ Va bene”, e anche Giulia sorrise.
Finalmente, pensò Paolo. Ha proprio un sorriso bellissimo, non potè fare a meno di dire dentro di sé.
Giulia si avviò verso l’albergo, triste e sollevata allo stesso tempo. Quella verità l'avea sconvolta. Ma adesso poteva voltare pagina. Non senza aver affrontato suo padre. Voleva guardarlo negli occhi. E l'avrebbe fatto, di nuovo, dopo tanto tempo.
Ti verrò incontro
Cap. 11
Giulia aprì gli occhi dopo una notte a tentoni. Non aveva dormito benissimo. Si era svegliata più volte, agitata da sogni terribili e da paure incontrollate.
Aveva avuto anche degli incubi. Giorgio era riuscito a trovarla e l’aveva riempita di botte. Si era dimenata nel letto come nel tentativo di liberarsi dalla sua presa e infine aveva urlato. Lucy l’aveva abbracciata forte. Le disse di calmarsi, che non era successo nulla, che erano lì sane e salve.
Giulia la ascoltava, tremava e piangeva scossa da fremiti e lacrime che le rigavano il viso.
Lucy la osservava preoccupata : « Tesoro senti, dobbiamo fare qualcosa. Adesso abbiamo anche l’aiuto di quel poliziotto che hai conosciuto. Perché non lo chiami? Magari lui può darti una mano, anche per proteggerti da tuo marito intendo».
: « Si Lucy, forse hai ragione. Ora lo chiamo ».
Mentre componeva il numero, il cuore di Giulia batteva forte. Non sapeva bene da dove cominciare per raccontare la storia del padre.
: « Pronto? Si sono Paolo Mistri chi parla? » .
: « Salve Paolo, sono Giulia, Giulia Bevilacqua, si ricorda? Abbiamo parlato ieri mattina nel bar del corso ».
: « Certo che mi ricordo di lei. Come sta? ».
: « Non bene, ho bisogno di parlarle. Di persona se è possibile, si tratta di una faccenda molto delicata ».
: « Va bene, allora vediamoci in commissariato, così saremo più tranquilli e lei potrà parlarmi liberamente ».
: « Per me va bene, la raggiungerò in mattinata, va bene per le undici? ».
: « Ok, la aspetterò. A dopo ».
Giulia arrivò in commissariato con l’ansia di chi sa che sta per rivelare un segreto importante. Si sentiva addosso quell’agitazione che prende in momenti particolari della vita, come quando si discute una tesi di laurea, o si fanno gli esami di maturità, o quando prendi un test di gravidanza e quei cinque minuti prima di scoprire se resterai incinta li passi col cuore in gola strozzato dall’emozione.
Bussò all’ufficio di Paolo Mistri e le aprì un uomo più bello di come lo ricordava. O forse il giorno prima non l’aveva osservato con attenzione.
La colpì la stretta di mano molto forte con cui la accolse, il sorriso dolce e gentile che era incorniciato da un viso dai lineamenti decisi e poi quegli occhi, profondi e blu come il mare.
Anche Paolo si scoprì a guardare quella donna che l’aveva attirato inizialmente per la forza e la determinazione con cui voleva cambiare la sua vita.
Sembrava una donna timida all’apparenza, con quegli occhi bassi, rivolti quasi sempre verso se stessa e poco verso chi le stava di fronte. Ma poi bastava metterla a suo agio, e veniva fuori il coraggio che era dentro di lei. La sua forza la esprimevano anche i capelli neri, sciolti sulle spalle, gli occhi dello stesso colore, la carnagione oliva grazie alla quale il suo sguardo veniva messo ancor più in evidenza.
I due si studiarono per un tempo che sembrò più lungo di quello che era in realtà
Infine Giulia parlò.
: « Non sapevo a chi altro rivolgermi, sto cercando mio padre e solo lei può aiutarmi».
: « Mi dica tutto».
E le parole uscirono fuori come una cascata.
Cap. 10
Paolo Mistri era un commissario di polizia particolare. Conduceva le indagini, dava gli ordini, ma il suo ruolo gli stava stretto. Doveva rendere conto di ogni sua mossa al questore e spesso le sue iniziative erano tutt’altro che ortodosse.
Si sentiva più libero da semplice poliziotto.
Poteva arginare gli ostacoli.
Da commissario invece non poteva farlo, si sentiva quasi oppresso dal suo compito istituzionale.
Continuava, però, il suo lavoro con passione, nonostante tutto. Era la promessa che aveva fatto a suo padre, noto magistrato, assassinato dalla mafia siciliana 10 anni prima. Fu allora che decise di fare il poliziotto; il suo desiderio era di combattere i criminali e vendicare così anche la morte di suo padre. Anzi, la vera ragione del mestiere che aveva scelto era proprio quella. Vendetta. Ogni volta che arrestava qualcuno, sentiva dentro di sé l’adrenalina, un fuoco che lo avvolgeva e che lo aiutava a stare meglio. Ma durava poco. Aveva continuamente voglia di sbattere in cella chiunque commettesse dei reati che ai suoi occhi risultavano gravi, anche se, per tutti , lui era semplicemente un uomo ligio al dovere, pronto a lottare e a sfidare ogni tipo di crimine. In Puglia si trovava abbastanza bene, anche se il suo desiderio era tornare in Sicilia, lì dove tutto era iniziato.
Da due mesi stava conducendo un indagine molto delicata.
Si trattava di embrioni in affitto. Medici senza un briciolo di scrupolo convincevano donne disperate e sole a vendere il loro feto a persone desiderose di avere un figlio ma che non riuscivano ad averlo in modo naturale. L’ ingente somma di denaro chiesta alla coppia, veniva poi distribuita in ugual misura alle donne e ai medici.
Erano riusciti a risalire ad alcuni medici grazie alle denunce di due donne, pentite del loro gesto.
Ma, anche se i pesci piccoli erano stati presi, mancavano i vertici dell’organizzazione e Paolo Mistri voleva loro. Solo che in pochi collaboravano con la polizia.
Avevano paura.
I camici bianchi che si erano prestati erano persone senza alcun potere. L’indagine, perciò, non poteva dirsi ancora chiusa.
Paolo non poteva certo immaginare che anche il padre di Giulia fosse coinvolto in questa storia.
Roberto Negro si era trovato in difficoltà nel momento in cui la donna con cui aveva fatto l’amore una sera di vent’anni prima gli aveva detto di aspettare un figlio da lui.
Le aveva provate tutte per liberarsi di lei.
Senza riuscirci. Un suo collega, in confidenza, gli parlò della possibilità di poter vendere il bambino a coppie ricche che avrebbero sborsato un bel po’ di soldi.
Sarebbe uscito fuori dalla sua situazione, senza scandali e con un lauto guadagno.
Roberto si disse che in fondo suo figlio poteva crescere in una famiglia normale, ricca per giunta.
Non lo turbava nemmeno il fatto che ci fossero tanti soldi in ballo. In fondo lui ormai non aveva più niente. La sua famiglia l’aveva dimenticato, poteva almeno godersi la vita con qualche lira in più in tasca.
Insomma, da allora aveva fatto parte dell’organizzazione anche lui, ma più andava avanti, più sentiva il peso opprimente dei sensi di colpa.
Vendere uteri, o bambini, non corrispondeva certo all’idea che sua figlia Giulia si era fatta di lui. Un eroe, un medico senza macchia e senza paura.
Ogni tanto pensava a lei. Ma non aveva il coraggio di farsi vivo. Non poteva certo raccontarle com’era diventata la sua vita.
Così, un giorno, quando ormai il peso della sua vita era diventato troppo grande da sopportare, decise di costituirsi. La sua vita poteva ancora cambiare. Era successo proprio qualche giorno prima che Giulia decidesse di iniziare a cercarlo.
Andò in commissariato e lì conobbe Paolo Mistri.
Gli raccontò quello che sapeva. Paolo gli confermò che avrebbero dovuto trattenerlo ma se collaborava avrebbe avuto delle attenuanti e, forse, anche gli arresti domiciliari.
Roberto rispose che a lui non importava, voleva solo tornare a essere un uomo pulito.
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Ti verrò incontro
Cap. 9
Le due donne si guardarono intorno. Spaesate, apparentemente tranquille, sembravano due turiste giunte a Grottaglie per un viaggio di piacere.
Grottaglie era una cittadina davvero tranquilla e carina da visitare con tutti quei negozietti di ceramiche pieni di oggetti preziosi e ricchi di colore.
Ma loro non erano lì per fare un giro. Dovevano, anzi, immediatamente trovare un posto dove passare la notte.
Si recarono nell’unico albergo della città.
Giulia si sentiva stanca come se avessero percorso tanti chilometri.
La giornata era stata calda, un caldo quasi opprimente per essere fine settembre. Avevano entrambe le magliette zuppe di sudore.
Arrivate in albergo, posarono le valige e fecero tutte e due una bella doccia.
Giulia continuava a pensare, mentre l’acqua le scorreva lungo il corpo.
Non aveva la minima idea di come avrebbero continuato quel viaggio.
Si sentiva come braccata dalle sue verità, che aveva si voglia di conoscere ma che, allo stesso tempo, le facevano una paura incredibile.
E se il padre fosse stato davvero un bastardo, senza cuore né sentimenti? In fondo aveva tradito la madre, e probabilmente lei lo giustificava solo per un eccesso di affetto nei suoi confronti.
E poi, perché non l’aveva almeno cercata in tutti quegli anni?
Poteva farsi vivo, almeno con lei, quella figlia che lui diceva di adorare tanto.
Si passò la schiuma sul corpo, cercando di rilassare tutti i muscoli.
Uscì dall’acqua sentendosi meglio. Aveva bisogno di un po’ d’aria.
Disse a Lucy che sarebbe uscita per prendere qualcosa da mangiare.
Passeggiava per le strade di Grottaglie con aria quasi assente. Non voleva pensare più a niente. Doveva fermare il turbinio del suo cervello.
Mentre camminava, senza guardare nemmeno dove stava andando, si scontrò quasi con un uomo che era poggiato di schiena su una macchina posta nel corso principale.
: « Stia attenta ».
Giulia si scusò con l’uomo. Non l’aveva proprio visto.
: « Era talmente assorta nei suoi pensieri. Non l’ho mai vista da queste parti. E’ qui in vacanza? »
: « Di passaggio veramente, riparto domani. »
: « Allora per farsi perdonare dello scontro di poco fa dovrebbe almeno offrire un caffè. »
Disse l’uomo osservandola con un sorriso divertito.
: « Ha ragione, glie lo devo. Su andiamo. »
I due si avviarono verso il bar Oriente, situato al centro della piazza principale.
Osservandoli da lontano, non si sarebbe detto che si erano conosciuti solo poco prima.
Giulia iniziò a parlare e lui la ascoltava con interesse. Non capiva proprio perché stava raccontando di sé a uno sconosciuto.
Forse le venne fuori quel fiume di parole proprio per il desiderio che qualcuno la sentisse veramente. E’ più facile parlare di sé a chi non ti ha mai visto prima, pensava.
Gli raccontò dei suoi problemi, di come stava cercando di cambiare la sua vita, anche decidendo da un momento all’altro di farla finita con quel suo matrimonio assurdo.
Dopo che ebbe parlato per un po’, si rese conto che non gli aveva chiesto nemmeno come si chiamava.
: « Paolo e lei? »
: « Giulia, grazie di avermi ascoltato.»
: « Senta, io non glie l’ho detto prima per non essere invadente, ero talmente preso dal suo racconto. Io sono un commissario di polizia, e se dovesse aver bisogno di me,per qualunque cosa, non esiti a contattarmi. »
Giulia trasalì. Aveva raccontato le sue cose a un poliziotto! Però, ripensandoci, poteva esserle utile. Per cercare suo padre, più che altro.
: « Ci penserò, la ringrazio. Forse avrò bisogno del suo aiuto ».
: « Le darò il mio biglietto da visita. Mi raccomando, si faccia viva. »
Si salutarono stringendosi la mano. Giulia si sentiva sollevata. Avere l’aiuto di un poliziotto la faceva sentire meno persa. Forse ora la ricerca di suo padre non le sarebbe sembrata così difficile da realizzare.
Amore mio,
oggi voglio dedicare a te questo post. Non so bene per quale motivo, non ce ne sarebbe bisogno. Il nostro legame si rafforza ogni giorno di più e non dovrebbe essere necessario scrivere certe cose, ma penso che condividere le proprie gioie sia qualcosa di stupendo. Per fortuna la vita non è fatta solo di prove da superare, ma anche di traguardi e sogni che si realizzano. Il mio sogno sei tu amore. Perchè con la tua dolcezza, le tue tante attenzioni, sei entrato nella mia vita e dentro di me giorno dopo giorno, inondandomi di tenerezza.
L'hai dimostrato ancora una volta in questi giorni, standomi vicino martedì che avevo la febbre, e anche i giorni dopo che non ero in formissima.
Il mio compleanno, da due anni a questa parte ormai, è un compleanno davvero speciale...e quest'anno ha avuto ancora più valore festeggiarlo insieme a te.
Dopo l'esito del controllo, mi sento più tranquilla, anche se a volte il mio cuore è pazzerello e palpita un pò e tu lo sai e non dici niente, mi accarezzi, mi abbracci come solo tu sai fare, così tutto passa.
Per me i compleanni sono sacri, è un anno di vita in più, quella vita che per me fin da piccola è stata una lotta tra ospedali e medici di ogni tipo. Però sono qui, e combatto ancora....e la forza che tu mi dai è davvero immensa.
Amore. Questa parola che aspettavo da così tanto tempo, che è stata pronunciata da te in quel modo così inaspettato, mi ha riempito il cuore di gioia. Ora posso chiamarti amore anch'io, senza più paure...e senza incertezze.
E penso che, per entrambi, la felicità sarà completa quando avremo un posto tutto nostro dove vivere , colorando e assaporando ogni attimo di questa vita meravigliosa....in due....ti amo...

brindiamo tutti insieme...perchè per me oggi ognuno di voi è qui...anche se siamo lontani siete tutti nel mio cuore...vi voglio bene!!!!Ti verrò incontro
Cap. 8
Lucy andò via la mattina dopo. Si trasferì in un albergo di Lama e iniziò da subito a cercarsi un appartamento.
La vita di Giulia ritornò alla normalità. Ma dentro di lei qualcosa era cambiato. Sapeva che non poteva andare avanti così. Non dopo quello che aveva scoperto.
Era distratta, sempre assente. Una volta mise anche dello zucchero al posto del sale nel sugo al pomodoro provocando l’ira di Giorgio che diventava ogni giorno più arrogante e irritante.
Doveva andare via da quella casa. In un momento di pura follia decise. Giorgio era fuori quel giorno. Poteva agire.
Prese una valigia mettendo dentro dei vestiti alla rinfusa, senza nemmeno piegarli.
Poi andrò a scuola a prendere Sara. L’avrebbe lasciata dalla madre. Non poteva portarla con lei. Le spiegò che doveva andare fuori per qualche giorno e che avrebbe fatto compagnia alla nonna. La bimba osservò Giulia con occhi sgranati e dopo un po’ di capricci, accettò quella situazione.
Fu Graziella che rimase stupita per la scelta di Giulia.
Le disse che era una madre snaturata e indegna. Ma Giulia nemmeno la ascoltava. Le spiegò solo che aveva bisogno di ritrovare suo padre. E che Sara non poteva rimanere con Giorgio.
Dopodiché telefonò Lucy, aveva bisogno di lei.
Lucy lasciò la camera d’albergo quella mattina stessa e insieme decisero che si sarebbero allontanate da Talsano. Era troppo pericoloso rimanere lì. Giorgio sarebbe rientrato a casa e non trovando la moglie sarebbe impazzito. Giulia lo sapeva. E aveva una paura folle.
Si sentivano un po’ come Thelma and Louise mentre l’auto usciva da Lama proseguendo verso la strada provinciale 104. Non avevano preso l’autostrada perché credevano sarebbe stato più facile rintracciarle. Le provinciali invece erano strade utilizzate soprattutto da gente del luogo e perciò pressoché deserte e più sicure.
Proseguirono fino a San Giorgio Jonico non avendo assolutamente idea di dove andare. L’abitacolo era immerso nel silenzio ma nello stesso tempo quasi si udivano i battiti accellerati di entrambi i loro cuori. Si sentivano, anche se in modo diverso, come sospese in una situazione surreale e assurda.
Proseguirono fino a un incrocio. Lì dovevano scegliere. Era Lucy che guidava. Si girò verso Giulia per chiedere timidamente : “ E adesso?”.
Giulia le fece cenno di svoltare a destra. Sarebbero arrivate a Grottaglie, prima tappa di quell’incredibile viaggio.
Ti verrò incontro
Cap 7
Al suo ritorno a casa Giulia trovò la cugina molto preoccupata. Le raccontò l’accaduto. Lucy si meravigliò non poco, anche lei quando era piccola era innamoratissima dello zio e non avrebbe mai immaginato che avesse commesso uno sbaglio così grande.
: “ E’ stato provocato. Io sto cercando di capirlo e comprenderlo. E’ mio padre”.
: “ Lo so Giulia, però ha agito con leggerezza. Questo lo devi riconoscere”.
Ma Giulia era con suo padre, lo era sempre stata e ora aveva più che mai intenzione di ritrovarlo. C’era anche un altro problema. Giorgio. Doveva fare tutto senza fargli intendere niente.
In questi giorni ci era riuscita perché lui era fuori. Ma al suo rientro sarebbe stato tutto diverso.
Lucy la osservò con ansia. Era in pensiero per lei. Avrebbe voluto starle vicino. Decise di prendersi una lunga vacanza. Sarebbe tornata in Italia, e avrebbe aiutato Giulia nella sua ricerca.
Giorgio rientrò a casa quella sera stessa. Come al solito, dopo ogni fiera, si sentiva borioso e soddisfatto di sé. Aveva venduto tutti i prodotti e messo in cassa un bel po’ di soldini.
Fu sorpreso e anche un po’ infastidito dalla presenza di Lucy. Aveva già in mente un bel programmino per quella serata con la sua bella mogliettina.
: “ Come mai in Italia Lucy? Nostalgia? “, le domandò con un sorriso che somigliava di più a un ghigno.
: “ In parte si, ma il motivo principale che mi ha spinta a tornare era riabbracciare Giulia dopo tanto tempo”.
Giorgio tra sé pensava che erano proprio donnicciole. Così melense da dargli quasi disgusto.
: “ E ti tratterrai a lungo da noi?”
: “ In effetti avevo già pensato di cercarmi un appartamento. Ho un po’ di soldi da parte e posso permettermi una bella vacanza qui”.
: “ Buona fortuna”.
Lucy era ancora più contenta di aver preso la decisione di rimanere. Questo Giorgio era veramente un bifolco, arrogante e presuntuoso. Poche sue parole e quei sorrisini le erano bastate per emettere questa sentenza.
Giulia sentiva dentro di sé la tristezza e l’ansia per il ritorno del marito. Avrebbe dovuto lasciarlo, questo pensava. Ma aveva paura. Paura che la violenza di Giorgio fino ad allora celata nella loro intimità si sarebbe scoperta riversandosi sulla figlia.
Si sentiva come chiusa in una cella fredda e umida. E qualcuno le aveva anche buttato via la chiave.
Rimuginò tutta la sera.
Doveva trovare una soluzione. E al più presto.
Una giornata perfetta.
Forse è proprio che certe giornate nascono per essere perfette. Così quella del mio controllo. Il 9-09-2009. Penso la ricorderò a lungo questa data, mi ha portato davvero fortuna. Mi sono sentita, per la prima volta in vita mia, fiera di me stessa, di come mi sono comportata. Durante il test dei sei minuti sopratutto. Ero tranquilla, pensavo alle cose che faccio di solito e camminavo, come se non avessi di fronte a me un corridoio di ospedale. Insomma rispetto all'altra volta ho fatto 60 metri in più, e persino il medico stronzo, quello che mi aveva consigliato caldamente con parole un pò pesanti l'ossigeno terapia, era amorevolissimo, sorridente e soddisfatto del mio risultato. ( Anche se secondo me si è innamorato, eheh, era proprio meno acido del solito )
Insomma, in pratica la mia Ipertensione polmonare è stata scalata alla classe due....che dire...saltellavo felice quel giorno e devo dire grazie di cuore a tutte le persone che mi hanno sostenuto...i miei amici, il mio amore, mi sento fortunata, sono circondata da persone meravigliose...e ora riesco a vedere tutto il bello della vita...grazie di cuore a tutti...vi voglio bene e abbraccerei uno a uno se potessi!!!!!
Aggiornamento del 7-09-2009: domani parto per il controllo a Bologna, mi raccomando pensatemi e speriamo vada tutto bene!
Amicizia.

La sto riscoprendo. Grazie a persone conosciute tramite splinder. Ebbene si, potrà sembrare strano ma sono persone che mi stanno vicino ogni giorno, col loro cuore, i loro messaggi, il loro affetto. In particolare vorrei ringraziare due amiche speciali. Una ragazza splendida, dolcissima, conosciuta questa estate di persona in costiera amalfitana, Ha una forza che ho ammirato da subito e mi ha trasmesso una grinta incredibile e tantissimo affetto. E' grazie a lei se ora affronto meglio anche l'ossigeno terapia. A volte certe parole servono più di quelle dei medici e le sue mi sono entrate dentro. Grazie Filomena! E poi c'è Chiara, la sua anima grande e speciale, la sua dolcezza. Il suo sogno di compiere il Cammino di Santiago che le auguro di realizzare con tutto il cuore. Io farò il tifo per lei, perchè ci riesca e sono sicura che ce la farà...io ti sarò accanto piccola e ti terrò per mano...anche se solo col pensiero purtroppo. E come dimenticare Lucio, una persona assolutamente straordinaria, che mi è stata vicino in un momento in cui non ero nemmeno così in forma come adesso, che mi ha riempito d'affetto e di attenzioni dolcissime come il suo cuore.Grazie infine a tutti gli amici che continuano a passare da qui, a leggermi e a commentare i miei post, alcuni li conosco meglio, altri da poco o non così bene come vorrei, ma so che ognuno di voi è speciale...e io vi voglio tantissimo bene!!!!
Ti verrò incontro
Cap. 6
Giulia era lì, in quella stanza che le sembrava quasi come una gabbia, col cuore in tumulto e la testa che quasi le girava.
Ma trovò la forza per parlare: “Ho bisogno di parlarti mamma. Devo sapere che cosa è successo a papà”.
La madre la trafisse con lo sguardo : “Per me quell’uomo non esiste più”.
: “ Ma è mio padre mamma! Io ho bisogno di sapere cosa è successo. Se è ancora vivo!”.
: “ Non lo so e non mi interessa nemmeno saperlo”.
: “ Si ma perché andò via in quel modo mamma? Dimmelo ti prego”.
: “ Lo vuoi proprio sapere? Non credo ti farà piacere”.
: “ Dimmelo, per favore”. Stava pregando Giulia, con le lacrime che stavano per rigarle il viso. Ma le trattenne. Non era il momento di piangere quello.
Così Graziella iniziò a raccontare. Non era facile per lei. I ricordi le facevano ancora troppo male. Amava Roberto alla follia e ciò che era accaduto le aveva trafitto il cuore.
All’epoca Roberto era assente più del solito. Non solamente per il suo lavoro ma lo era soprattutto di testa. Graziella continuava a chiedersi cosa c’era che non andava, incapace di chiedergli di più per paura.
Il suo impegno per l’Africa era notevolmente aumentato. Andò spesso laggiù per diversi mesi. E quando tornava era sempre più cupo e ombroso.
Graziella non riusciva a non pensare che stesse accadendo qualcosa.
Una sera ci provò. Si avvicinò al marito. Gli passò la mano tra i capelli teneramente e gli chiese : “ Roberto cosa succede? Ti vedo sempre più pensieroso. C’è qualcosa che ti preoccupa?”.
: “ Oh Graziella, a volte penso che i miei sforzi siano inutili. Troppa gente muore ancora e mi sento così piccolo di fronte a tutto questo dolore”.
: “ Ma tu sei un medico scrupoloso e attento. Per l’Africa non puoi fare di più”.
Ma non era quella la vera preoccupazione di Roberto.
In quei giorni era oppresso da una donna. Erano mesi che lo assillava. In ospedale, purtroppo, si vedevano spesso perché era una dottoressa anche lei.
Aveva cercato di resisterle ma non ci era riuscito fino in fondo. Una sera, durante una cena di lavoro, avevano bevuto un po’ troppo e si erano lasciati andare. Una sera sola, una notte di sesso.
Poco tempo dopo, la donna si presentò da lui. Era incinta. E lui era il padre. Roberto sbiancò. Un errore solo poteva rovinare la sua vita.
Da quel momento si buttò ancora di più nel lavoro. Voleva dimenticare ma quella spada di Damocle era sulla sua testa e incombeva come una minaccia scura e nebulosa.
Un giorno, più difficile degli altri, la donna gli si presentò e gli chiese il conto di quell’errore. Avrebbe tenuto quel figlio.
E da quel momento Roberto crollò. Doveva dire la verità a Graziella. Ma sapeva che l’avrebbe persa per sempre. Che non l’avrebbe perdonato.
Graziella osservò Roberto con ansia. Sapeva che c’era dell’altro. Che suo marito non era preoccupato perché la gente moriva. Era il suo mestiere. E tutti i giorni si trovava faccia a faccia con il dolore e la sofferenza.
: “ Roberto cos’hai? Dimmelo per favore. Non ce la faccio a vederti così”.
: “ Graziella io….ho sbagliato. So già che quando ti dirò la verità di perderò. Una donna mi ha puntato gli occhi addosso. Lo ha fatto sistematicamente, provocandomi tutti i giorni. E una sera io e lei…avevamo bevuto e….Graziella perdonami ti prego”.
: “ Cosa avete fatto?? Dimmelo!!!” Graziella alzò la voce. La rabbia iniziò a montarle dentro.
: “ Siamo finiti a letto insieme, ma non ci siamo nemmeno resi conto di quello che abbiamo fatto. Solo che…adesso c’è un problema. Questa donna è…è rimasta incinta, e io non so che fare”.
: “ E hai il coraggio di chiederlo a me? Vai via! Subito! Non voglio vederti mai più!”.
Graziella aprì la porta e aspettò che Roberto andasse via prima di sbatterla con forza.
Era troppo arrabbiata, delusa e ferita.
Lei amava suo marito e non riusciva a sopportare l’idea che fosse stato con un’altra donna.
E presa dal rancore, non aveva pensato alle conseguenze di quella scelta. L’aveva cacciato di casa, senza dargli nemmeno una possibilità.
Giulia ascoltava, incredula.
Ma, allo stesso tempo, era più lucida di sua madre e cercò di comprendere suo padre.
Sapeva che era stato uno sbaglio il suo.
E non se la sentì di condannarlo fino in fondo.
Ma non sapeva come dirlo a sua madre.
Giulia voleva ritrovare suo padre. E, ora le veniva in mente, anche il fratello o la sorella che non conosceva.
Su www.taleshotel.splinder.com il secondo capitolo de Il segreto di Mara, aggiustato per l'occasione. Leggetvell!:-))))
Aggiornamento: su www.taleshotel.splinder.com il terzo capitolo de Il segreto di Mara...ancora buona lettura a tutti!
E mi hai chiamato amore.
Con i tuoi occhi verdi
mi hai osservato,
sei entrato nel mio nel mio cuore.
Mi hai sussurato amore,
con tutta la dolcezza
di cui sei capace.
E io felice tra le tue braccia,
sono così diventata il tuo amore,
il tuo tesoro.
Lo ero già ma sentirtelo dire,
mi ha riempito il cuore di gioia,
e ora sorrido come non mai.
E ripenso a quei tuoi abbracci,
adesso ancora più forti,
e a quei tuoi baci ancora più teneri.
Grazie amore mio,
per questi due giorni insieme,
è stato splendido festeggiare il tuo compleanno insieme.
PS: io e il mio tesoro abbiamo aperto un blog di racconti; spero di non scatenare ancora discussioni, io scrivo per il piacere di farlo e augurandomi di regalare sempre almeno un pò di emozione. Ora col mio amore scriveremo entrambi e inviteremo anche altri a lasciare racconti da noi.
Il blog è www.taleshotel.splinder.com
Vi invito a vederlo! Ho ripubblicato Il segreto di Mara per iniziare, cambiando qualcosina....spero vi farà piacere rileggerlo!
Ti verrò incontro
Cap 5
Il padre di Giulia era un noto medico chirurgo della città di Taranto. La sua fama però non gli impediva di svolgere anche missioni umanitarie per Emergency. Era stato in diverse zone dell’Africa, in prima linea durante vari conflitti, esponendosi in prima persona anche ai rischi che ciò comportava. Aveva conosciuto la mamma di Giulia durante uno dei suoi convegni. Lei, Graziella, era all’epoca una cameriera dell’hotel dove si teneva l’evento. Il loro incontro avvenne quasi per caso. Lei era in pausa pranzo e proprio in quel momento lui stava tenendo la sua relazione. Incuriosita, si fermò ad ascoltarlo e rimase affascinata dalle sue parole. Uno dei pochi medici che lavora davvero per passione, pensò. In quell’istante, si sentì male. Quel giorno faceva molto caldo e aveva lavorato fino a poco tempo prima. Forse un calo di pressione le provocò uno svenimento. Fu proprio Roberto che accorse per primo per vedere cosa le era successo. Graziella si risvegliò quasi subito trovandosi quell’uomo meraviglioso così vicino. Lo ringraziò ed imbarazzata andò subito via. La sera stessa si rividero al buffet che il catering aveva preparato per i medici. Le chiese se si fosse ripresa. E poi le fece la sorpresa più grande della sua vita. La invitò a cena per la sera dopo. Era rimasto colpito dai suoi occhi e dall’interesse che aveva mostrato ascoltando il suo intervento. L’aveva, infatti, intravista tra le persone che stavano assistendo al suo discorso. La cena andò benissimo e da quel momento furono indivisibili. Graziella era affascinata dal mondo di Roberto, dalle sue convinzioni per cui lottava e per cui viveva. Avevano avuto un matrimonio felice, fino al giorno in cui era andato via. Da allora lei non l’aveva mai più nominato, era come morto.
Agli occhi di Giulia, Roberto Negro era un eroe. Anche se lo vedeva poco, lei sapeva che il padre era assente per salvare uomini e donne in pericolo.
La madre era colpevole ai suoi occhi di aver mandato via da casa un uomo integerrimo, senza macchia e senza peccato.
Cosa aveva potuto fare di male suo padre?
Era questo che Giulia voleva sapere. Ma immaginava che sarebbe stato difficile. Sua madre non aveva mai voluto parlarle di quello che era successo tra di loro.
E Giulia si sentiva come oppressa dal peso di una verità che avrebbe potuto cambiare la sua vita.
Si presentò dalla madre con un batticuore che rasentava già l’ansia.
Bussò e si ritrovò faccia a faccia con lei. Aveva paura. Non aveva mai parlato con la madre di suo padre, aveva sempre portato insieme a lei la bimba proprio per evitare di ritrovarsi sola con lei. Ma era arrivato il momento di chiarirsi, una volta per tutte.
Occhi negli occhi, le due donne si ritrovarono così nella stessa stanza, pronte a combattere entrambe per la loro verità.
Ti verrò incontro
Cap. 4
La mattina dopo si svegliò abbastanza presto con una sensazione di vuoto.
E, non sapeva nemmeno lei perché, la sua mente torno indietro nel tempo, in un flashback improvviso quanto dolorosamente felice. Camminava insieme ai suoi genitori tenendo loro la mano. Sorrideva a suo padre. Avevano un rapporto speciale lei e suo padre. Erano legatissimi e complici in un affetto che andava spesso al di là delle parole. Sul suo volto si disegnò un sorriso lieve e malinconico. Fu, quella, una delle ultime giornate davvero felici nella sua famiglia. Poi iniziarono i litigi tra suoi genitori. Sempre più violenti. E un giorno, tristissimo, il più triste, vide suo padre andare via. Da allora sua madre si era chiusa in un silenzio ossessivo. Non le parlava mai di lui, non sapeva nemmeno dove fosse. Eppure quello era il suo desiderio più grande. Ritrovare quel padre perso in una mattina nebulosa e piena di quelle ombre che avrebbero segnato la sua vita per sempre.
Le lacrime scesero senza ritegno. Con le ginocchia tra le mani iniziò a piangere e non riusciva a smettere. Quanto avrebbe voluto averlo vicino adesso.
Si chiedeva se l’aver perso suo padre da bambina in quel modo aveva contribuito a farle desiderare il matrimonio fin da giovanissima.
Si era quasi rifugiata nelle braccia del primo uomo che, le era sembrato così all’epoca, le offriva quella protezione che un tempo le donava suo padre.
Questi pensieri avevano contribuito a rendere l’inizio di quella giornata davvero pesante.
L’arrivo di Lucy, che le era sembrato come una ventata d’aria fresca, in realtà aveva riportato a galla tutti quei momenti che si erano ormai persi nel tempo. A quell’infanzia così dolce, così lontana eppure così presente nel suo inconscio più profondo.
Doveva reagire. Non poteva più lottare con i suoi fantasmi. Vivi o morti che fossero.
Si asciugò le lacrime. La sua vita poteva cambiare. E doveva sapere la verità su suo padre. Quello era il primo passo da compiere.
Tanti erano i motivi che la spingevano a questo. Doveva dare un futuro diverso alla sua bambina. Non poteva permettere che anche lei vivesse le sue stesse tragedie.
E stava accadendo purtroppo. Giorgio era un uomo arrogante, superficiale. Le sue uniche preoccupazioni erano le sue piante; rimaneva insieme a lei solo per il sesso.
Meritava di più.
Pensò che la prima cosa da fare era avere un chiarimento con sua madre.
Doveva parlare con lei. Chiederle di suo padre.
I capitoli due e tre avevano bisogno di ulteriori riscritture...detto fatto...il quarto è già pronto e conto di pubblicarlo al più presto...chiedo scusa per i continui cambi ma il racconto aveva bisogno di essere limato ancora una volta...baciotti a tutti!
Ti verrò incontro.
Cap. 3
Quella sera Giulia si sentiva al settimo cielo. Ci aveva messo una vita per prepararsi. Voleva essere bella. Per prima cosa si era immersa nella vasca da bagno. L’aveva riempita con bagnoschiuma al muschio bianco e si era rilassata come non mai.
Non voleva avere pensieri. Non quella sera.
Aveva ritrovato uno dei suoi vecchi vestiti. Rosso, con una scollatura che lasciava appena intravedere il seno e scarpe con tacchi vertiginosi dello stesso colore.
Per finire una borsettta nera, piccola ed elegante, completava il tutto.
Si guardò allo specchio soddisfatta del risultato.
Due gocce di profumo servirono per darle un ultimo tocco di sensualità.
Uscì dal bagno e Lucy esclamò con stupore: “Cugina sei bellissima. Stasera farai cadere tutti ai tuoi piedi!”.
Giulia arrossì di vergogna. : “ L’ho fatto solo per me, degli uomini non me ne frega niente”. Ed era assolutamente vero. Aveva trascorso anni della sua vita nelle mani di un uomo che non aveva saputo amarla. Forse avrebbe dovuto iniziare ad apprezzarsi di più. Per ricominciare avrebbe dovuto pensare un po’ più a se stessa.
Anche Lucy era davvero carina. Aveva indossato un vestitino nero che rivelava le sue forme un po’ sode ma piacevoli da guardare. Giulia si disse che insieme erano davvero uno schianto.
Decisero di andare in un locale sulla litoranea verso Pulsano. Il locale si chiamava Bahìa e quella sera c’era un gruppo che suonava dal vivo.
Giulia si ritrovò nella folla e nella musica a volume altissimo e per la prima volta si rese conto che erano anni che non si prendeva delle ore solo per lei.
Si lasciò andare al suono della musica, ballò e si divertì insieme a Lucy.
Era già molto tardi quando si avvicinò al bar per prendere qualcosa da bere.
: “ Un Mohito grazie”
Il barista la guardò divertito. Pensò che era proprio raro vedere delle donne così belle in quel locale dove erano soprattutto i ragazzini ad affollare le notti.
Lo bevve tutto d’un fiato. Era tanto che non beveva qualcosa di forte. E si sentì quasi subito male. Si allontanò da lì barcollando e si diresse dalla cugina.
: “ Andiamo via da qui, non resisto un minuto di più”
: “ Ora che mi stavo divertendo. Uff cugina sei davvero pesante”.
E la trascinò via quasi con forza. Lucy guidò al suo posto perché non era in condizione di farlo lei. Una volta a casa, si buttò sul letto esausta. Chiuse gli occhi poco dopo, in un sonno pesante e senza sogni.
Ti verrò incontro
Cap.2
Giorgio era partito e sarebbe stato via per tre giorni. Doveva recarsi a una fiera per vendere i prodotti agricoli del suo orto. Così Giulia avrebbe trascorso tre giorni meravigliosi con la sua bimba, godendo di quell’assenza. Si era svegliata, perciò, con un insolito buon umore.
Si sarebbe dedicata a se stessa quei giorni. Ma proprio quella mattina arrivò una sorpresa.
Una lettera davvero inaspettata. Era di sua cugina Lucy. Non la vedeva da vent’anni. Da quando, con la sua famiglia, si erano trasferiti in America. Da piccole erano molto legate. Avevano poi continuato a mantenere i contatti anche da lontano, scrivendosi abbastanza regolarmente. Nella lettera le annunciava il suo imminente arrivo. Sorrise come non le capitava da tempo alla notizia. Il timbro postale risaliva a un po’ di tempo fa, quindi, facendo un rapido calcolo, quello sarebbe stato il giorno del suo arrivo. Doveva sbrigarsi. La stazione di Taranto non era vicinissima al suo paese. Lei e Giorgio avevano deciso di abitare in una frazione della città. Talsano era un piccolo centro, ci si stava bene e non era distante dalla città. Ma ci volevano almeno quindici minuti per arrivare alla stazione. Sarebbe stato bellissimo riabbracciare Lucy. Sarebbe arrivata intorno all’una ed erano già le undici. Si preparò in fretta e prese la macchina.
Giunta in stazione guardò il binario in cui era previsto l’arrivo del treno e ci si avviò quasi correndo. Il treno stava arrivando. Sentì il suo cuore battere forte. Osservò una per una le persone che stavano scendendo finchè non la vide.
Non era cambiata molto. Solo il taglio dei capelli era diverso, corto con un po’ di frangia che copriva la fronte. Era anche leggermente rotondetta; colpa, probabilmente, della dieta americana ricca di grassi.
Si guardarono per pochi istanti, per essere sicure di essersi davvero riconosciute. Poi due larghi sorrisi e le braccia aperte le fecero ritrovare strette l’una all’altra.
: “Che gioia rivederti Lucy. Non sai quanto sono felice che tu sia qui”.
: “Lo stesso vale per me cugina. Ho rispolverato il mio italiano per venire da te, anche se a casa ancora lo parliamo ogni tanto. Come trovi la mia pronuncia Darling?”
: “Particolare un misto. E’ strano rivederti qui dopo tanti anni, chissà quante cose avremo da raccontarci.
Così salirono in macchina e si avviarono verso casa. La piccola villetta di Giulia si trovava in una zona residenziale di Talsano. Era colorata di verde all’esterno, con un bel giardino dove spiccavano le rose e il salottino di vimini che Giulia aveva sempre desiderato. Dietro la casa si stendeva il piccolo orto, dove ogni anno Giorgio piantava pomodori, fagiolini, erbe aromatiche e tutto quello che gli serviva per le sue fiere.
Lucy sorrise osservando la casa. “ E’ davvero stupenda. Complimenti.”
: “ Grazie ”, rispose Giulia sorridendo a sua volta. : “ Entriamo adesso. Ti preparo un caffè. Vorrai anche rinfrescarti un po’ dopo il lungo viaggio”.
Si sedettero nella cucina americana color arancio. Giulia aveva voluto una casa piena di colore. Ogni stanza era dipinta con colori pastello. Adesso però quella casa le sembrava una prigione e tutto aveva preso un aspetto quasi grigio.
: “ Mi sembri stanca Giulia”
: “ In effetti hai ragione Lucy. Questa notte non ho chiuso occhio. Ma non è un argomento piacevole di cui parlare”. E, mentre lo diceva le si abbassò lo sguardo. Si vergognava troppo ripensando alla notte prima e a tante altre notti con suo marito.
: “Noi siamo state sempre amiche. Nelle tue lettere non mi hai mai raccontato di Giorgio e del tuo matrimonio. Mi sono chiesta spesso se fossi felice”.
: “ Felice”, ripeté Giulia con un sospiro. : “ Ho creduto di poterlo essere, ma è durata poco. Non so se poi esista davvero la felicità”.
: “ Io credo che ognuno di noi sia artefice del proprio destino. La felicità esiste, anche se forse solo in certi momenti, dobbiamo solo essere capaci di coglierla al volo.”.
: “ Credo di non averla saputa cogliere allora, oppure è passata talmente in fretta da non darmi nemmeno il tempo di vederla”. E non potè fare a meno di sorridere. Era felice di avere a casa Lucy. Ricordava sempre le loro lunghe chiacchierate e ora più che mai aveva bisogno di avere qualcuno accanto.
: “ Ora va di corsa a farti un bagno. Nel frattempo io vado a prendere la bimba a scuola e poi preparerò dei buonissimi spaghetti con le cozze”.
: “ Finalmente potrò mangiare la pasta! Non sai quanto ne sono felice! In America ci provano a farla ma non riescono proprio a cuocerla al dente”.
Il pranzo trascorse in allegria. Si raccontarono e cercarono di tessere i fili di quegli anni in cui non si erano incontrate di persona. Lucy le disse dei suoi anni all’università e della facilità con cui aveva subito trovato lavoro lì in America, tanto da credere che il sogno americano esistesse davvero. Lavorava in uno studio di commercialista come segretaria. A volte i suoi turni erano davvero stressanti, ma era gratificata da uno stipendio sufficiente a farle togliere ogni desiderio.
. “ Ma ora dimmi di te Giulia. Com’è la vita matrimoniale?”
Giulia non sapeva cosa risponderle. Disse alla bimba di andare in camera.
“ E’ meglio che Sara non mi veda mentre parlo di certe cose”.
Ma in cuor suo non se la sentiva di confidarsi con Lucy. Non ancora. Sentì una lacrima scendere senza riuscire a ricacciarla indietro.
: “ Che succede Giulia? Con me puoi parlare lo sai, penso che ti farebbe bene sfogarti con qualcuno”.
: “E’ che….è così difficile. Credevo che ce l’avrei fatta ma, proprio non ci riesco. Scusami Lucy, forse ho solo bisogno di un po’ di tempo e di distrarmi dai miei pensieri”.
: “Ok Giulia, non preoccuparti. Io sono qui se hai bisogno di me. Ma solo quando te la sentirai”.
Si abbracciarono forte.
: “ Su, adesso basta pensare a cose tristi. Cosa facciamo di bello stasera? Voglio scatenarmi. Si va in disco? ”.
: “ Dovrei lasciare la bimba da mia madre ma credo non ci saranno problemi. Ma si, per una volta vorrei proprio passare una serata diversa e divertirmi.”
: “ Così ti voglio Giulia. Stasera ci saremo solo io, te e la musica va bene? E magari anche un po’ di bei ragazzotti italiani che non guasterebbero.”.
Giulia tornò a sorridere e abbracciò forte Lucy: “Grazie , avevo proprio bisogno di una sferzata di energia”.
Ti verrò incontro.
Cap 1
La luce del mattino non rendeva meno opaca quella giornata. Giulia si era svegliata con un fortissimo mal di testa ripensando alla sera prima. Quanta brutalità in quel rapporto sessuale. Sembrava quasi che il marito volesse punirla. Come sempre nella sua mente si accavallavano una serie di domande. Perché proprio lei doveva subire tutto questo? Avrebbe dovuto lasciarlo, scappare. Ma ogni volta che decideva per quella strada le sue gambe rimanevano come bloccate, inermi, senza vita, come il suo cuore. E poi c’era la piccola Sara. Come spiegarle tutto questo? Per lei quell’uomo era suo padre ed era ancora troppo piccola per comprendere il dolore della madre. Aveva paura. Paura che prima o poi la situazione le sarebbe sfuggita di mano. Quante volte aveva ascoltato nei telegiornali di storie che andavano a finire male, di raptus di follia dovuti a condizioni di vita insopportabili come la sua?
Dalla camera da letto si alzò una voce. Era suo marito, Giorgio.
:”Tesoro, dove sei finita? Torna qui da me, non sei stata bene stanotte? Dì la verità, ti è piaciuto e vorresti ripetere l’esperienza vero?”.
Giulia fece uno sforzo per non vomitare. Si sentiva sporca, squallida, attaccata a un matrimonio senza speranza e senza amore.
:”Certo amore, ma sono stanca adesso e poi c’è da accompagnare la piccola a scuola”.
:”In un matrimonio non dovrebbero esserci marmocchi. Creano solo fastidi. E va bene. Vai pure ad accompagnare la bimba a scuola. Io rimango a letto ad aspettarti”.
Giulia rabbrividì a quelle parole. Ma come aveva potuto fare un figlio con lui? Eppure erano diversi quando si erano conosciuti. Lui era così dolce, pieno di attenzioni. Lei se ne era innamorata quasi subito, affascinata dai suoi occhi blu, da quelle spalle possenti che le davano un senso di protezione e delle quali ora aveva solo paura. Ricordava ancora quel suo primo schiaffo. Glie lo aveva dato perché, tornando a casa, non aveva trovato il piatto pronto in tavola. Era rimasta immobile, quasi impietrita. In seguito non le avevo più alzato le mani ma la violenza si presentava ogni notte in camera da letto sotto forma di rapporti intimi. Lei gli concedeva il suo piacere, soffrendo ogni volta che lui veniva dentro di lei perché, in cuor suo, non lo avrebbe voluto.
Per lei il sesso era altro. Aveva avuto una sola esperienza prima di incontrare il marito e la ricordava in modo piacevole, era stato un donarsi reciproco di coccole e affetto.
Ora invece il sesso era solo un darsi a lui anche se non ne aveva voglia, solo per soddisfare i suoi bassi istinti.
Si sentiva così sola, così piena di paure.
Avrebbe voluto cambiare la sua vita, darle una svolta ma non aveva idea di come fare.


La leggenda del drago.
Il sole è quasi tramontato all'orizzonte. Un pennello ha dipinto il cielo con sfumature tra l'arancio e il rosso. Noi due, abbracciati, lo abbiamo osservato con emozione. Il panorama non mi è mai sembrato così bello. Così come il mio paese. Ricostruito il centro storico, si è pensato di animarlo mettendo in scena La leggenda del drago, una fiaba popolare che risale al Medio Evo. All'inizio del borgo, che è stato delimitato da un arco fatto apposta per l'occasione, abbiamo assistito all'entrata del principe a cavallo, preceduto dagli sbandieratori che, con trombe e tamburi, ne hanno annunciato l'arrivo. Molta gente si è vestita con costumi medioevali e vicino la Chiesa sono stati allestiti i mestieri. Ci si poteva imbattere nello scrivano, nella massaia e addirittura nella fattucchiera. Le strade sono state ricoperte di paglia. Mi sembrava di essere in un altro paese. E vicino a me c'era lui, che ha condiviso con me la gioia di quest'evento. Con pazienza abbiamo atteso il nostro turno per gustare un ottimo panino con la salsiccia arrostita alla brace e le mozzarelle calde fatte sul momento. E' stata una serata magica. Tutto si è svolto quasi alla perfezione, anche se per lo spettacolo principale credo andranno fatti alcuni cambiamenti. Io e il mio tesoro siamo stati benissimo. Gli ho presentato anche vari zii e cugini. Mi sa che ha un pò di confusione in testa ora. E poi che bello il paese pieno di gente. Non ne ho mai vista tanta tutta insieme. Insomma, è stato tutto fantastico e presto sul blog metterò anche le foto dell'evento!!!! Bacioni a tutti!!!!